2000 |
1999 |
1998 |
1997 |
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Lo avevamo scoperto già qualche
anno fa: le scatole nere, le blackbox degli aerei, non sono nere ma
rosse. Nella prima "scatolanera"
del festival di Inteatro del 1997 infatti campeggiava, lì, bella
scarlatta, con uno strano effetto grafico come se fosse ancora immersa
in chissà quale oceano. Così, in qualche modo, catturiamo
la luce del teatro per tradurla in una nostra visione soggettiva. Oltre gli steccati Ancora, ancora una volta. E' come la vita,
un festival. Accade.
Le storie degli alberi "Come si chiamano gli alberi del Parco di Villa Nappi? Quanti anni hanno? Da dove arrivano? Quali storie hanno da raccontarci? Faremo loro alcuni nuovi vestiti, faremo foto e video, li presenteremo agli ospiti del Parco, così finalmente sapranno tutti come si chiamano. E per finire, inventeremo un nuovo grande albero, luminoso, e lo metteremo nella Torre di Villa Nappi..." (simona)
Quel passeggiare curioso intorno ai quadri L'atmosfera è totalmente rilassata. Forse è l'afa della giornata che ancora fa sentire i propri effetti. Non c'è in alcun modo quella sottile tensione che pervade le platee dei teatri in quella manciata di minuti prima di un qualsiasi spettacolo: anzi, quello che sarà il pubblico fatichi a riconoscerlo, comodamente seduto nei tavoli del bar, sembra sia venuto a Villa Nappi solo per rinfrescarsi con qualche bibita. Stancamente qualche mini gruppo di persone passeggia curioso intorno ai quadri allestiti nel cortile. (mauro)
L'Olimpico e la Roma, nuova chiesa e nuovo culto Il celebre motivo di Venditti ("Grazie
Roma") che incoronò mediaticamente la Roma dell'Ing. Viola
vincitrice del penultimo scudetto e che ha incoronato quella, targata
Sensi, celebrata nei giorni scorsi al Circo Massimo; un grande srtiscione
da Curva Sud ("18 anni di gloria"), con dentro dipinte le
icone del tifo capitolino; una gigantografia di una pagina "antica"
della Cronaca di Roma de "Il Messaggero" (firmata da Franco
Pasqualetti, con a lato il consueto corsivo di Giancarlo Del Re), infine
pastasciuttari dapertutto. L'impero del coattismo nell'anno di grazia
dello Scudetto è stato trasferito per una sera non all'Olimpico
di Totti, Montella e Battistuta, ma all'interno di una grande factory
sette - ottocentesca , Villa Nappi, nel cuore delle Marche, a due passi
da Ancona e a 306 Km da Roma. Il posto è Polverigi, famoso per
"Inteatro", un Festival che da 24 anni fa ricerca e sperimentazione
teatrale. Una grande, piccola nicchia nella caldissima estate artistica
italiana.
Il diario delle comparse/scomparse Il festival s'apre con la performance di Enzo Cosimi, disseminata per tutta la Villa Nappi e che vede coinvolti ragazzi e ragazze alcune di loro ci scrivono della loro esperienza di comparse/scomparse.
Spaghetti giallorossi Sprofonda di senso e citazioni e lo spettacolo
di Enzo Cosimi. Si moltiplica nei particolari. Si articola negli oggettini.
Eccheccazzo Roma è uno stato d'animo, non ricordo
chi l'ha detto per primo, so per certo che è vero.
Trasmessi in un incubo Qualcosa succede : senza nessun segnale
prestabilito la folla si muove. Vinta quella strana inerzia che le teneva
beatamente incollate alle sedia del chiosco, le persone lentamente si
radunano davanti al cortile. Senza soluzione di continuità si
passa dal fiacco chiacchiericcio curioso allo spettacolo, in una maniera
che sembra surreale. "Roma as seen from the roof tower of Villa
Nappi at distance of 306 km". Immersi in una festa veniamo circondati
da migliaia di tifosi in esultanza per uno scudetto atteso da anni:
Roma! Tutti partecipiamo a quest'esultanza, inevitabilmente coinvolti
e divertiti: la musica ed i pittoreschi protagonisti di questa bizzarra
coreografia strappano una folla di sorrisi curiosi: Roma! Ovunque cada
lo sguardo, un bizzarro piatto di spaghetti attende i nostri occhi.
La notte continua: tutti al Teatro della Luna, attraverso un sentiero man mano più buio: quasi per purificarci, per prepararci a quel qualcosa "d'altro" che ci attende. Per strada, inciampando nelle buche e nei commenti, come una bellissima musica primordiale: chi sa ascoltare, viene accarezzato dai commenti più belli, più puri, più veri: quelli dei bambini. Loro vedono il Re Nudo, attenzione!
Danza potente. Coreografia sentita. Colonna
sonora pensata d'impatto: nei momenenti clou il reverendo Manson e i
Daft Punk più spiritosetti .
Agire in libertà dentro gli schemi però Il palco diventa lo spazio libero delle interazioni tra i corpi. Bene, lo abbiamo visto tante volte. E va bene così. C'è energia, alcune di loro sono veramente molto presenti a sé stesse. E la coreografia della Casadei gioca bene (si vede è pensata proprio per fare agire in libertà, dentro schemi precisi però) anche se corrisponde a dei stilemi ormai prevedibili. Ma va bene così, l'ho già detto. Mi sono goduto questo lavoro insieme ai tanti altri spettatori con me, soddisfatti. (carlo)
Alle soglie di un secolo non più vergine Una strana imbonitrice invita, chi fosse interessato, all'acquisto di una casa; una bella abitazione, dice, un po' umida magari, comoda e con tutti i confort, anche se c'è qualche spiffero: sicuramente qualcosa non quadra, fosse solo per il fatto che quella folle sta gesticolando in maniera assurda con i piedi!(mauro)
Lo stupro di una mente Mayday. Mayday. May we help you? Nell'era
delle telecomunicazioni vitali ed indispensabili, alle soglie di un
secolo che non era più vergine già prima di iniziare,
la Disperazione di comunicare diviene violenta: le parole non servono
più per farsi capire, in una tragicomica afasia persino l'urlo
è ormai inutile. Su quel palcoscenico inizia un nuovo dramma
che ha per protagonisti noi. Non una parola: ma ci riconosciamo con
rabbia in quei gesti, in quei ritmi, in quel fastidiosissimo contorcersi
di scapole ed in quel drammatico ed inutile spogliarsi. Non viene detto
nulla perché non c'è ormai più nulla da dire: non
resta che manifestare la violenza. Violenza pura, che trascende la lotta
o lo stupro, di un corpo o di una mente. Violenza energica trascendentale.
Violenza che non finisce, non si esaurisce, bensì consuma corpo
ed anima nel suo ciclico viaggio verso l'oblio. Violenza palese, sul
palco, per cercare, forse di esorcizzare quella violenza subdola e nascosta
insita nella superficialità del palcoscenico-mondo.
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