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La scatola nera delle visioni riflesse

Lo avevamo scoperto già qualche anno fa: le scatole nere, le blackbox degli aerei, non sono nere ma rosse. Nella prima "scatolanera" del festival di Inteatro del 1997 infatti campeggiava, lì, bella scarlatta, con uno strano effetto grafico come se fosse ancora immersa in chissà quale oceano.
E ora, setacciando il web con i motori di ricerca (anche quelli in xml, quelli del web semantico, vedi www.vivissimo.com ) ne abbiamo trovata un'altra che non c'entra nulla con la scatola nera degli aerei. Ma sollecita un'altra metafora, quella della visione riflessa. Quella "scatola" viene usata per vedere le eclissi, prende la luce del sole e la riflette, traducendola in un'immagine a sé.

Così, in qualche modo, catturiamo la luce del teatro per tradurla in una nostra visione soggettiva.
E' proprio quello che ci riguarda!
La eleggiamo a nostra "interfaccia grafica" .

7 luglio

Oltre gli steccati

Ancora, ancora una volta. E' come la vita, un festival. Accade.
E se vuoi godertela, la vita (il festival) devi metterti in gioco.
Quest'anno poi, i giochi si fanno ancora più complessi (non è detto però che siano più complicati... certo, sì, qualche cablatura in più...).
La novità grossa è che dentro il Festival nasce A_D_E_: un progetto che va oltre certi steccati. Quelli che vorrebbero trincerare la scena solo negli ambiti predefiniti da chi crede di sapere dove finiscono i territori teatrali. Bah.
Ne parleremo. Eccome.
Aspettiamo tanti amici, protagonisti, autori e teorici, per riflettere proprio su come il mondo della scena stia interagendo con quello della comunicazione, dando senso a quel valore dell'interattività che non può limitarsi solo ad un automatismo.
Si, perchè il corpo, attraverso l'interattività, rientra in pista, con ancora più forza.
Vedrete. E non solo in alcune delle performance in programma.
La mano ha riscoperto il suo dialogo con la mente da quando si "legge" navigando con il mouse.
Ne parleremo. Vedrete. Qui sulla Scatola Nera, of course.
Nel frattempo nel parco, tra i vari soundcheck delle compagnie, alcuni bambini trafficano intorno agli alberi, con tele e pennelli e anche piccole, tenerissime, fotocamere digitali.
Simona ne parla ("Le scorze degli alberi tradotte nel web"in uno dei suoi "comunicati" che scandiranno l'andamento del festival.
Come questi:
· Le icone del pubblico giovanile tra gli ospiti del festival
· Dal corpo al cyberspazio
· L'incontro del Fondo di Mobilità Roberto Cimettas

 


web motion by Indastria

 

Le storie degli alberi

"Come si chiamano gli alberi del Parco di Villa Nappi? Quanti anni hanno? Da dove arrivano? Quali storie hanno da raccontarci? Faremo loro alcuni nuovi vestiti, faremo foto e video, li presenteremo agli ospiti del Parco, così finalmente sapranno tutti come si chiamano. E per finire, inventeremo un nuovo grande albero, luminoso, e lo metteremo nella Torre di Villa Nappi..." (simona)

 

Quel passeggiare curioso intorno ai quadri

L'atmosfera è totalmente rilassata. Forse è l'afa della giornata che ancora fa sentire i propri effetti. Non c'è in alcun modo quella sottile tensione che pervade le platee dei teatri in quella manciata di minuti prima di un qualsiasi spettacolo: anzi, quello che sarà il pubblico fatichi a riconoscerlo, comodamente seduto nei tavoli del bar, sembra sia venuto a Villa Nappi solo per rinfrescarsi con qualche bibita. Stancamente qualche mini gruppo di persone passeggia curioso intorno ai quadri allestiti nel cortile. (mauro)

 

L'Olimpico e la Roma, nuova chiesa e nuovo culto

Il celebre motivo di Venditti ("Grazie Roma") che incoronò mediaticamente la Roma dell'Ing. Viola vincitrice del penultimo scudetto e che ha incoronato quella, targata Sensi, celebrata nei giorni scorsi al Circo Massimo; un grande srtiscione da Curva Sud ("18 anni di gloria"), con dentro dipinte le icone del tifo capitolino; una gigantografia di una pagina "antica" della Cronaca di Roma de "Il Messaggero" (firmata da Franco Pasqualetti, con a lato il consueto corsivo di Giancarlo Del Re), infine pastasciuttari dapertutto. L'impero del coattismo nell'anno di grazia dello Scudetto è stato trasferito per una sera non all'Olimpico di Totti, Montella e Battistuta, ma all'interno di una grande factory sette - ottocentesca , Villa Nappi, nel cuore delle Marche, a due passi da Ancona e a 306 Km da Roma. Il posto è Polverigi, famoso per "Inteatro", un Festival che da 24 anni fa ricerca e sperimentazione teatrale. Una grande, piccola nicchia nella caldissima estate artistica italiana.
Ma cosa c'entra la grande festa romana (divampata per giorni e giorni nela Città Eterna) riprodotta nel parco, nelle sale, nella torretta di una storica villa alla periferia dell'impero coatto? Per Enzo Cosimi, uno tra i più celebrati coreografi italiani dell'ultima generazione, Villa Nappi ha contenuto l'idea di una Roma e di una romanità ove il tifo calcistico rappresenta il nuovo culto e lo stadio una nuova chiesa. "Roma as seen from the roof tower of Villa Nappi at a distance of 306 Km", andato in scena in prima nazionale sabato 7 luglio nel quadro del Festival internazionale Inteatro di Polverigi, è una storia soprattutto di divinità. Dall'imperatore Eliogarbalo che danzando sguaiatamente interpreta il tifoso del calcio (sulla pelle scritte da stadio), al Colosseo luogo di stragismi gatteschi fino ad una serie di assassinii con la sciarpa della Roma usata come nodo scorsoio. Scene e immagini di una Roma eternamente Capoccia. Ed Eliogarbalo - il divino emblema dell'anarchia al potere - diventa così nello spettacolo della Compagnia di Danza Enzo Cosimi un contemporaneo dio del pallone.
"Grazie Roma che ci fai piangere e sorridere ancora..." rimandano ossessivamente gli autoparlanti. E il rito pallonaro orgiastico si consuma nella torretta ottocentesca di Villa Nappi mentre lo striscione da Curva Sud diventa una tunica liturgica per il Gran sacerdote, nell'anno domini dello Scudetto Giallorosso. (simona)

 

Il diario delle comparse/scomparse

Il festival s'apre con la performance di Enzo Cosimi, disseminata per tutta la Villa Nappi e che vede coinvolti ragazzi e ragazze… alcune di loro ci scrivono della loro esperienza di comparse/scomparse.


Spaghetti giallorossi

Sprofonda di senso e citazioni e lo spettacolo di Enzo Cosimi. Si moltiplica nei particolari. Si articola negli oggettini.
Significa nei souvenir.Si arrampica sulle scale.Scorre lungo corridoi. Invade il solaio. Si insinua nella chiocciola della torre.Spaghetti giallorossi.Meglio la bellezza che i soldi.(laura)

 

Eccheccazzo

Roma è uno stato d'animo, non ricordo chi l'ha detto per primo, so per certo che è vero.
Ci sono nato e vissuto per tanto tempo.
Potresti pensare che vale per tutte le città, certo. Ma Roma ha qualcosa di più ( o di meno?)
di tante altre città. Ci si vive come in un flusso inconsulto di energie che tendono alla dissipazione, è una "caput mundi" che non sa contemplarsi, pensarsi, organizzarsi, nonostante l'impegno dei suoi amministratori.
Roma è una gran bel casino (bello e godibile ma sempre un casino) e Cosimi (come seppe fare, per altri versi, anche il grande Victor Cavallo, poeta del "Eccheccazzo") lo rilancia alla grande: fa di quel climax romano desiderante e sfottente una dimensione vitale ricca di pathos.
Lo evoca con un'azione teatrale che occupa tutta Villa Nappi e anche il nostro sguardo.
La presenza scenica dei suoi performers è disseminata nel parco e nelle stanze: si afferma con la forza di chi sa gestire il proprio corpo, oltre le convenzioni coreografiche. Due ombre (una specie di Dante-Virgilio in partenza per gli inferi) ci conducono nel parco investito a tutto volume dall'inno romanista di Venditti e annebbiato dai fumogeni colorati di un tifoso seminudo, dipinto di bianco e tatuato (con scritte tipo "viva la fica"). Parte la via crucis per le stanze, dove troviamo personaggi che mangiano spaghetti e scorgiamo cadaveri, impiccati con la sciarpetta giallorossa della Roma Calcio o picchiati in testa da uno di quei Colossei che vendono alle bancarelle e anche una specie di peep show. C'è luogo anche per l'hard core, in una scena in cui due uomini si allacciano nella farina e per una processione che sembra rievocare il Giubileo che ha lasciato il segno a questa Roma "capoccia" che Cosimi ha saputo giocare con quell'irriverenza propriamente romana. Con un tocco poetico e irridente che va oltre anche quello che ricercava Pasolini, ricordato (in una sottile citazione che lo stesso Cosimi m'ha svelato) dalla presenza di un' Alfa Romeo simile a quella che lo uccise. (carlo)

 

Trasmessi in un incubo

Qualcosa succede : senza nessun segnale prestabilito la folla si muove. Vinta quella strana inerzia che le teneva beatamente incollate alle sedia del chiosco, le persone lentamente si radunano davanti al cortile. Senza soluzione di continuità si passa dal fiacco chiacchiericcio curioso allo spettacolo, in una maniera che sembra surreale. "Roma as seen from the roof tower of Villa Nappi at distance of 306 km". Immersi in una festa veniamo circondati da migliaia di tifosi in esultanza per uno scudetto atteso da anni: Roma! Tutti partecipiamo a quest'esultanza, inevitabilmente coinvolti e divertiti: la musica ed i pittoreschi protagonisti di questa bizzarra coreografia strappano una folla di sorrisi curiosi: Roma! Ovunque cada lo sguardo, un bizzarro piatto di spaghetti attende i nostri occhi.
Qualcuno canta o cerca di ricordare le parole di una celeberrima canzone di Venditti, che, al pari dello staff, ci guida all'interno delle stanze dove si sviluppa lo spettacolo. Qualcosa di inquietante, però, molto sottile e maliziosamente nascosto, fin dall'inizio riusciva a disturbare quell'allegria, deformando le nostre labbra in un sorriso zoppo:e ora, addentrandoci per le stanze di Villa Nappi viviamo le identiche sensazioni che ci trasmette un incubo, mentre cori e giubili assumono, spegnendosi un volto sconosciuto. Al pari di un sogno, la logica perde la sua battaglia, le sensazioni prendono forma di strani personaggi, man mano più spersonalizzati. A scatti, parte della folla si muove incontrando sul suo tragitto astrazioni danzanti che si sforzano di comunicare con il loro linguaggio lontano anni luce dal nostro. Il concetto di Bello ha perso nuovamente quell'antica identità da cui ci strappiamo sempre a fatica: dominano le sensazioni; un'orgia di corpi e ritmi quasi insostenibili rendono vana la funzione dei soliti organi di senso. Si percepisce con lo stomaco e poi con la pelle, fuori da noi per ritornarci, infine, grazie al più inusuale dei sensi: sul punto più alto della Villa, un gradevole odore continuo, dà termine alla prima parte della serata. (mauro)

 


Il Re nudo: attenzione!

La notte continua: tutti al Teatro della Luna, attraverso un sentiero man mano più buio: quasi per purificarci, per prepararci a quel qualcosa "d'altro" che ci attende. Per strada, inciampando nelle buche e nei commenti, come una bellissima musica primordiale: chi sa ascoltare, viene accarezzato dai commenti più belli, più puri, più veri: quelli dei bambini. Loro vedono il Re Nudo, attenzione!

 



Mondo daft!

Danza potente. Coreografia sentita. Colonna sonora pensata d'impatto: nei momenenti clou il reverendo Manson e i Daft Punk più spiritosetti .
No, non credo possiate aiutarci, danzatori-gambelunghe, carini e belli e, dicono, anche un po' furbetti.
Il mondo è daft! Scemo, stupido, sciocco. Anzi, molto peggio.
Lo sapete anche voi danzatori-gambelunghe!
(laura)

 

Agire in libertà dentro gli schemi però

Il palco diventa lo spazio libero delle interazioni tra i corpi. Bene, lo abbiamo visto tante volte. E va bene così. C'è energia, alcune di loro sono veramente molto presenti a sé stesse. E la coreografia della Casadei gioca bene (si vede è pensata proprio per fare agire in libertà, dentro schemi precisi però) anche se corrisponde a dei stilemi ormai prevedibili. Ma va bene così, l'ho già detto. Mi sono goduto questo lavoro insieme ai tanti altri spettatori con me, soddisfatti. (carlo)

 

Alle soglie di un secolo non più vergine

Una strana imbonitrice invita, chi fosse interessato, all'acquisto di una casa; una bella abitazione, dice, un po' umida magari, comoda e con tutti i confort, anche se …c'è qualche spiffero: sicuramente qualcosa non quadra, fosse solo per il fatto che quella folle sta gesticolando in maniera assurda …con i piedi!(mauro)

 

Lo stupro di una mente

Mayday. Mayday. May we help you? Nell'era delle telecomunicazioni vitali ed indispensabili, alle soglie di un secolo che non era più vergine già prima di iniziare, la Disperazione di comunicare diviene violenta: le parole non servono più per farsi capire, in una tragicomica afasia persino l'urlo è ormai inutile. Su quel palcoscenico inizia un nuovo dramma che ha per protagonisti noi. Non una parola: ma ci riconosciamo con rabbia in quei gesti, in quei ritmi, in quel fastidiosissimo contorcersi di scapole ed in quel drammatico ed inutile spogliarsi. Non viene detto nulla perché non c'è ormai più nulla da dire: non resta che manifestare la violenza. Violenza pura, che trascende la lotta o lo stupro, di un corpo o di una mente. Violenza energica trascendentale. Violenza che non finisce, non si esaurisce, bensì consuma corpo ed anima nel suo ciclico viaggio verso l'oblio. Violenza palese, sul palco, per cercare, forse di esorcizzare quella violenza subdola e nascosta insita nella superficialità del palcoscenico-mondo.
Impauriti, applaudiamo dopo lunghi istanti, cercando nel battere le mani un particolare rito per allontanare quelle sensazioni vissute: una nuova esperienza estetica da aggiungere al sommario di decomposizione del Bello. (mauro)

UP

 


iniziamo a raccogliere i link sul festival
ecco quello dell'e-zine "ateatro" http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro2001/ateatro14.htm