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2000 |
1999 |
1998 |
1997 |
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9 luglio InteatroKid Prende forma, nella filigrana del festival, una linea
di programmazione orientata verso gli spettatori più piccoli,
i "kid" di Inteatro. Buona idea che non emerge con la necessaria
determinazione.
I pokemon scambiati Ancora in questo giardino, seduti tra gli alberi altissimi; pronti per un nuovo rituale estetico- estivo, animati appena da commenti e chiacchiere: sotto il cielo senza personalità delle ventuno e quindici di luglio, il pubblico è diviso tra adulti, che già "conoscono" ciò che succederà sul palco, e bambini, che giocano ancora, o si scambiano le figurine dei Pokemon. Sarà una bella sfida!(mauro)
Comincia senza che nessuno se ne accorga, come nelle precedenti serate, tant'è che ormai penso sia una regola: chi si "occupa" della musica si siede sul panchetto di fronte allo strumento sistemando gli spartiti in modo che un vento dispettoso non li porti via! Del resto, in una serata di fiabe tutto può succedere, anche che il piano voli via da solo, nell'aria, per la gioia di grandi e piccini. "E' il pianista quello ?" Sembra di sì: ne sono testimoni le splendide note, e la narratrice che entra complice in scena. Poche parole, una manciata di musica e comincia la vita del giovane elefantino Babar, che prende vita evocato dai colori più ingenui ed infantili su una spoglia tela bianca, mentre i commenti rapiti dei più piccoli entrano in scena come protagonisti secondari, ma necessari! Rapiti dai loro giochi moderni, questi "giudici terribili" volgono i loro sguardi curiosi verso la strada percorsa dal giovane Babar dalla giungla alla città; riconoscono gli animali della foresta, catalogandoli, quasi ci fosse in corso una sfida per collezionare queste nuove meraviglie; meglio di noi adulti sospirano con il piccolo che sogna la sua mamma. Mentre la luna reale sostituisce quella sul palco, si rinnova la magia di queste serate, raggiungendo un ulteriore culmine, in un crescendo di meraviglie e di stupore, sottolineato dal dolcissimo verso di meraviglia di un bambino piccolissimo. Per chi ha già fatto "un po' di strada", quegli splendidi disegni evocano ricordi più o meno lontani di qualcosa che, per incanto, grazie ad un elefantino, stasera si rinnova, anche solo per un attimo. Ulteriore motivo di suggestione è lo spostarsi della musica con l'aria che si muove, le melodie di quei singolari valzer sembrano passare per le sedia, tentando quasi di sfiorare ad uno ad uno gli spettatori. In diminuendo la fiaba di Babar termina, lasciandogli la sua intimità. (mauro)
Romeo e Giulietta anno 2001 Faceva caldo, alla palestra della scuola media. Ma tanto
non è bastato a smorzare in un bagno di sudore la freschezza
di una piccola, tenera emozione. Di scena, stasera, abbiamo trovato
due cari amici, Lisa da Boit e Giovanni Scarcella - alias compagnia
Giolisu in "E non è ancora sera" - che nel loro debutto
coreografico hanno dipinto per noi la storia di un Romeo e Giulietta
dell'anno Duemilaeuno. Stuzzicare la luce Non si sa bene come, ma arrivano da tutte le strade possibili i piccoli ruscelli di spettatori: ciascuno seguendo qualcun altro, nella speranza che sappia la strada! Alla fine, sperando che non si sia perso nessuno, gli affluenti confluiscono in un piccolo fiume, che giunge infine alle porte della misteriosa palestra della fantomatica scuola media. La seconda parte della serata sembra idealmente voler proseguire la prima:"E non è ancora sera", potrebbe essere la lotta di chi bambino più non è ma sente che è ancora possibile sognare, urlare, danzare scomposti e, perché no, anche tentare di volare come facevamo allora, nei nostri giochi. Le luci cercano inesorabili l'oblio dell'oscurità, dove ogni passione è domata: ma i ballerini, annaspando quasi disperati sembrano voler lottare ancora. Si alzano, si cercano. Si stringono, rimandando il tramonto più brutto, quello del silenzio vuoto. Cercano di stuzzicare la luce, e con essa giocano; sfidano l'annullamento in una gara impari,fino alla disperazione, in un tentativo angosciante di rianimare la vita stessa! Il nulla incede, potente nel suo essere vuoto: un buco nero vuole inghiottire quella magia evocata pochi istanti prima dalla fiaba di Babar, uccidendo quell'ingenuità che ci rende liberi. Ancora liberi. Liberi di non arrendersi, mai. (mauro)
Caldo su caldo Ne avevamo parlato qualche sera fa, a cena, con Lisa e Giovanni. Si trattava del rapporto che c'è la tra l'idea e l'azione, tra progetto e corpo. Avevo già visto una loro prova e mi aveva colpito la loro intensità ma allo stesso tempo la povertà di progetto teatrale. La povertà può essere un valore, d'accordo. E allora, sulla base di questo ragionamento, anche l'intensità può essere un disvalore, specialmente quando fa troppo caldo (quella palestra era una sauna) e loro con la loro danza appassionata sono arrivati a sommare caldo su caldo. Poveri e intensi e bravi senza dubbio. (carlo)
Nottetempo a mandare fax, nottetempo a sognare il canto
del gallo. Nottetempo a Villa Nappi, con il conforto di un fantasma
birichino. C'è chi giura di averlo visto, quel fantasma, sedersi
sul proprio letto, nudo e ambiguo: donna di fronte agli uomini, uomo
con le donne.
Link e note sul festival www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=SPETTACOLI&doc=RADIORAI www.lastampa.it/LST/ULTIMA/LST/NAZIONALE/SPETTACOLI/ESTATE.htmwww.corriere.it/edicola/index.jsp?path=SPETTACOLI&doc=RADIORAI www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20010709/spettacoli/29spettaz1.html#INIZIO |
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