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8 luglio Quando le tecniche fregano i linguaggi Seconda giornata. E' veramente un altro giorno: si sono
sciolti dei nodi. Ma c'imbrigliamo tra i cavi per allestire la rete
locale tra i nostri personal computers. Ci facciamo fregare dalle tecniche
e i linguaggi slittano in secondo piano. Fa parte del gioco, dopotutto.
Spettri in attesa Magia. L'attesa/non attesa dell'inizio degli spettacoli sembra un antirituale inerte per varcare, in maniera indolore, soglie di un altro mondo;tra gli alberi di Villa Nappi, nel cortile, per le strade stesse di Polverigi il brusio leggerissimo e stanco del pubblico diviene una sorta di mantra necessario al "passaggio". Da persone comuni, lasciata l'automobile, diveniamo spettri in attesa, trasformandoci in qualcosa di più di semplici spettatori: dall'azzurro al blu scuro il cielo cambia con noi: pronti finalmente per lo show! Assistere diviene vivere, partecipare con il cuore e le viscere al cammino dell'Energia.(mauro)
Scarponi da sci e pattini da ghiaccio Blitz urbani e coreografici dei catalani Sol Pico e Danaus
per le strade in discesa di Polverigi.
Totalmente catalano, mettere in pericolo gli spettatori.
Minacciarli con spranghe di ferro, pomodori, pedate, arti, liquidi vari.
Investirli con carrelli, mezzi di locomozione, sguardi.
Parte per le strade del paese, neanche aspettando che il cielo finisca di imbrunire, una strana coreografia fatta di assurdità piacevoli ed accattivanti; di macchine di rinnovata tortura: ma senza alcuna vittima! Un nuovo Ritmo da il La alla seconda serata: accattivante e pieno di calore mediterraneo: la pistola che da lo start ad un gioco solo apparentemente ingenuo. Senza rendercene quasi conto veniamo trascinati per le vie, fino alla piazza, sorridendo e danzando anche noi, inconsciamente travolti dalle gambe e dal lucido sgocciolare dei ballerini. Muscoli e sudore: la manifestazione di un'energia travolgente e pura: danza, danza, danza! Sempre più potente e precisa la forza di chi è protagonista passa per i nostri organi di ricezione e ci trasporta altrove, trascesi dalle nostre ordinarie membra. E siamo ormai leggeri come l'acciaio degli arti di quelle ragazze legate a ordigni su quattro ruote, carri di insano ferro e legno impazzito che sbattono tra loro. E poi, libere e ormai ballerine, le femmine si scatenano, avvinghiando i maschi in un'interpretazione da brivido, mimando il più torbido fuoco erotico. Si ride, si suda, si ammutolisce: continuamente commentando a sé stessi "tutto ciò è meraviglioso!". Prigionieri/e e poi libere/i ed ancora in gabbia! L'uomo sfida la donna, il maschio la femmina: un bacio, la lotta, la fuga, e le sbarre! E un applauso-eco in sordina di quelle pulsioni che svaniscono. Momentaneamente! (mauro)
Risonanze di un mondo lontano La suggestione dell'arte si rinnoverà sempre, per fortuna: anche al di là di questo assioma ormai inflazionato. La creatività, che ci ha spinti persino sulla luna, commuoverà sia attraverso le corde di budello ed il legno del violino che per mezzo di una falce arrugginita e di un legnaccio tarlato. I Bottari di Portico: prove viventi del bisogno essenziale di conservare le diverse identità di un anti-popolo come quello italiano. Dal sud un rito che diviene festa musicale: dai tini un battito travolgente; fino al cuore ( ed alle viscere!) arriva la profonda voce di basso delle enormi botti; tagliente e lo stridìo delle falci percosse, acuto solletica l'orecchio, dai lobi ai timpani. Come si fa a non battere le mani? Qualche ragazza si alza in piedi e danza tra gli alberi! Rimbomba la Voce di un passato che oggi, purtroppo, si allontana di un secolo per ogni anno di tecnologia che passa, risorge: e trasporta tutti su quei mari d'oro di un grano innaffiato di sudore e lacrime, di quelle feste e di quei racconti, leggende di amori e lutti. Di quel dolore tutto italiano, che sa trasformarsi in danza; di quelle ferite dell'animo che divengono, trasformate da un unico ritmo, occasioni per dimenticare, esorcizzando demoni e spiriti maligni. Il palco del Teatro del Parco, ci restituisce quella parte di Italia che sta inesorabilmente cadendo nell'oblio: il nero delle quinte dopo gli applausi, sembrava volesse inghiottire di nuovo quella voce, quei ritmi, lottando simbolicamente col legno chiaro del palcoscenico e delle botti: risonanza piacevole di un mondo lontano, a questo punto troppo simile ad un quadro di De Chirico, piacevole ma con qualcosa di troppo inquietante, metafisico e lontano.Sempre più distante. Bottari, abbiamo ancora bisogno di voi !(mauro)
Rocco/Fulvio: macchine da guerra Rivedere il teatro ha senso eccome. Si, più volte.
Tanto per rendersi conto come può cambiare uno spettacolo secondo
le condizioni in cui si vede. Dirò di più: è un
buon test per comprendere la qualità estrinseca di un lavoro,
ovvero quella di sapersi modellare ai contesti diversi in cui accade. |
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