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13 luglio

Comunicati del giorno

 

La fossa, buco nero della storia

Acrobazie circensi appesi al trapezio per conquistare la libertà, acrobazie penzolando dalle funi per conservarla, acrobazie per fuggire agli oppressori che te ne vogliono privare. E acrobazie per uscire dalla fossa, dalla voragine in cui rischi sempre di finire o di ricadere anche se ti sei liberato dalle catene delle dittature. Perché chi ha guidato la tua ribellione non c' é più, é stato ucciso. E la emozione cresce e viene voglia di alzarsi e seguire i funerale del Che mentre la banda suona il suo inno o quando Allende richiama i suoi cittadini a riunirsi nella fossa, che poi diventa lo stadio di Santiago per chi ha memoria della dittatura di Pinochet. Si perdonano allora agli attori i momenti più naives perché quella storia recente loro l'hanno vissuta e la vivono come possibili figli di esuli politici. (pat)


Alice nel pantheon del socialismo

Che guevara muore precipitando dall'alto come un trapezista finito e il suo funerale diventa un corteo malinconico in cui l'immaginario latino-americano esprime il suo volto tragico. Come nell'uccisione del presidente Allende, altra straordinaria icona di un socialismo che ha saputo farsi voler bene. Ci sono anche Marx e Lenin (e anche la pasionaria anarchica de La Comune di Parigi, Louise Michel) ma già sono più astratti, icone (con le gambe) di questo pantheon rivoluzionario in cui i franco-cileni del teatro del silencio fanno vagare la loro Alice. Le meraviglie teatrali scaturiscono dalla loro verità: dalla loro autobiografia: traducono la creatura di Carroll nella storia del loro paese violato dalla dittatura militare. Fanno teatro con una semplicità che oltre ad essere naif è generosa e coinvolgente, mi ricordano l'antico Teatro Campesino e per tutt'altri aspetti i vaudeville grotteschi di Jerome Savary. Sono miei proiezioni teatrali queste, certo, ed è un valore (non equivocate, io stesso sostengo in questa pratica di scrittura "soggettiva" dello spettatore di andar oltre gli schemi culturali) ritrovare tracce nel già visto. Come può essere un valore commuoversi per la citazione di una canzone dedicata al comandante Che Guevara. Fa parte della nostra memoria: farla riemergere è il dato più importante della nostra coscienza culturale, compresa l'autobiografia. (carlo)

 

I mille volti dell'inferno esistenziale

C'è il circo?! Non è possibile! Eppure il tendone, inequivocabilmente, ne testimonia la presenza. La fila attende impaziente di fronte all'ingresso, adulti e piccini fremono curiosi; si sente però un'inspiegabile nostalgia di un imbonitore, mentre la folla, in silenzio entra.

Caldo ed umidità regnano, silenziosi e pesanti sovrani all'interno di questa grossa tenda ludica; padroni di casa silenziosi, ma a loro modo cortesi, danno come l'impressione di voler far accomodare subito gli intervenuti. Zitti che si comincia; mentre, sceso il buio, ci si chiede ancora dove sia il chiassoso presentatore in cilindro e frac rosso. Non c'è! Ma non ne siamo delusi, l'attenzione è rapita immediatamente dai musicisti, insolite figure in rosso, dal volto bianco e truccato con righe simili ad innaturali venature. L'occhio segue il naso, cercando nel buio, nel loro succedersi, le diverse sorprese che Alice Underground ci riserva; ma si fatica a ricorrere i personaggi, veniamo travolti come in un ciclone; un piacevole ed assurdo uragano che parte dal pozzo dei dannati scavato sulla bizzarra pista, e prosegue sino al cielo, un foro nel buio in cui, in un onirico azzurro elettrico, si fondono nuvole e sole. E' bello!!! Ed è liberatorio poter dire così,poter sentire un piacere estetico antico che, passando inevitabilmente ormai, attraverso le attuali ed infinite allegoriche dell'annullamento, giunge di nuovo all'empireo. Via dai mille volti dell'inferno esistenziale, creati dall'inesauribile fantasia umana, la lotta prosegue stasera fino alla volta celeste, ed arriviamo tutti insieme , seppure con enorme sforzo, a toccarla: liberi per un istante; audaci e leggeri come gli acrobati, su per un bianco nastro. Cadiamo di nuovo! E ricomincia la danza, una macabra danza in cui, accanto al cappellaio matto compaiono fastidiosi tutti gli spettri dell'immaginario umano; Alice viene inseguita da fantasmi che essa stessa, nostra rappresentante mentale, ha creato: nella letteratura, nelle fiabe, e nella storia.Con loro danza e da essi fugge, Alice; in cerchio, in basso ed infine in alto: e poi ricomincia, altro giro altro "mostro", altro regalo. Però è così bello: non viene in mente null'altro da esclamare, se non Bello!!! Banale, ma efficace nel descrivere la comune sensazione. Infine, la catarsi, la purificazione attraverso il più naturale, vitale e insieme simbolico degli elementi: l'acqua. In una liberatoria pioggia sembra convergere tutta l'opprimente umidità che aveva avvolto la nostra pelle, confluendo in un fiume decontaminante. Libera di esplodere, l'energia diviene un lungo e fresco applauso. (mauro)

 


La mandria dei pensieri

La mandria! Muoversi inarrestabile ed inutile, spostarsi in branco senza apparente ragione. Un'immagine davvero efficace per farci riflettere su quanti inutili sprechi di preziosa energia, quotidianamente ci trascinino da un punto A ad un punto B per ragioni che a stento, noi stessi, riconosciamo. Fermatevi! Altrimenti rischiate di smarrire qualcosa di importante per strada, senza accorgevi. Stop! O al prossimo abbeveratoio, specchiandovi in quell'acqua torbida non vi riconoscerete più, perché per strada vi sarete persi la vostra crescita, la vostra maturazione naturale e necessaria. Mandria di pensieri, schiacciati gli uni dagli altri, e dalle inevitabili parole, che divenute rumore ci confondono facendoci sfuggire il filo dei nostri ragionamenti: "che diavolo stavo dicendo ?". Bene e male, amore e violenza, ormai confusi nella polvere sollevata da corna e zoccoli, da scarpe ed orecchini. Un abbraccio ed un bacio, gli istanti in cui sfioriamo l'assoluto, in cui i piedi perdono contatto col fango, un abbraccio ed un bacio perdono di significato. Uomo e donna si scambiano effusioni erotiche vuote e a questo punto di non ritorno, vuote. Esplode, come ultima risorsa umana, una cieca rabbia, la violenza incuneata e sopita sotto strati di pelle esplode: fermatevi, smettete di ballare! Ma se ti arresti vieni travolti dal bestiame! Ed il tuo urlo primordiale, ma senza più nerbo e schiacciato ed annullato in un ennesimo e nevrotico, automatico "Fare". (mauro)