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11 luglio

 

Tutti all'inferno

S'apre ADE.. Tutti all'inferno. E fa anche caldo. Ce lo siamo cercato, penserai. Abbiamo messo anche l'aria condizionata ma non basta, siamo in tanti (almeno per questa sala).
La mattina si snoda sotto il segno dell'educazione al futuro e si parte con "Scorze"la performance multimediale di Lucio e Adriana sorta da un bel lavoro di animazione teatrale con i bambini di Polverigi tra gli alberi del parco di Villa Nappi e insieme il "teatro dei suoni" di Soundcage utilizzato per campionare i rumori e le voci dei bambini in azione. La mattinata si chiude con la presentazione di "Clic" del TPO che va in scena questa sera, buon esempio di quel digital storytelling che apre un nuovo fronte sul rapporto narrazione-visione.
Il pomeriggio è ancora più caldo, più denso, più avvitato intorno a più poli di riflessione che si evocano nelle tracce della scatola nera.
In ouput i nostri comunicati e in input un bel po' di pezzi sui giornali e i link sul portale della RAI e su Tiscaliart.

 

Linea di confine

Ore 11:00 "discesa agli inferi", si apre lo straordinario dibattito che si protrarrà sino all' ora di cena coordinato dal padrone di casa Carlo Infante con Carlo Massarini. Gli ospiti sono tanti; Giuliano Palmieri, Davide Venturini, Giacomo Verde, Andrea Balzola, Anna Maria Monteverdi, Pericle Salvini, Antonio Caronia, Tatiana Bazzichelli, Lorenzo Taiuti, Andrea Brogi, Claudio Prati, Michele Sambin, Luigi Musati.
Ognuno apre la sua finestra che immancabilmente rimane spalancata. I temi che si toccano sono tanti da far girare la testa; forse l' inferno e' qui.
La stanza con un bellissimo soffitto di travi ospita un set televisivo - telematico, l'atmosfera e' bollente, per il caldo soffocante, ma anche per la pregnanza dei temi trattati. Siamo su una linea di confine, e' il passaggio obbligato dalla fisicità del reale alla smaterializzazione del virtuale.
Gli ospiti si passano il microfono "underground - overground, tecnologia come estensione del corpo ch'e' estensione della mente, magia dell'arte come trasformazione di una tecnica in linguaggio, ibridazione dove tutti i media convergono, concezione d'arte come pratica di vita".
Assistere a questo evento e' eccitante; e' una ricognizione sulla contemporaneità cangiante e mutevole, su un modo di essere, quello del nostro tempo, quello della "vertigine dell' iperbole e la bellezza del vuoto" .
Le ore trascorrono velocissime in questa concitazione e fermento, ma non e' finita, domani si rincomincia. (paola)

 

I piccoli conducono, i grandi si dibattono

Inizia la discesa negli inferi con Carlo Infante, Carlo Massarini e Velia Papa. Ma non sembra certo di stare all'inferno qui a Villa Nappi, Polverigi. Ci facciamo guidare dai bambini letteralmente, perchè ci portano a spasso per il parco della Villa, per farci capire come sono arrivati a "Scorze" di Adriana Zamboni e Lucio Diana, che abbiamo visto ieri sera al Teatro del Parco. Stamattina sono i bambini che ci portano nella sala dove dibattono ( o si dibattono?) i "grandi". E sono di nuovo i bambini i protagonisti con Il teatro dei suoni di Soundcage Garamond. Orchestrano loro la colonna sonora del Parco e della nostra discesa agli inferi? Chi se lo immaginava che all'inferno si suonava cosi?
Concetti chiave:
tema dell'educazione: utilizzo ludico di strumenti digitali (Teatro dei suoni di Garamond dotato di sensori per la ricezione e la rielaborazione del suono)
Potenzialità degli strumenti digitali per la rieducazione riabilitativa, soprattutto in ralazione all'autismo.(popi-monica)

 

La multiscrittura di Giacomo-Atlante

La performance di Giacomo Verde-Atlante-al-lavoro e' scrittura a tanti livelli. Lo spettacolo sta nella sintesi di queste 'scritture' . Scrittura di interfacce, scrittura del web, scrittura registica, scrittura di sceneggiatura, scrittura del mondo delle connessioni (che e' una sorta di scrittura-preghiera dal momento che il mondo reale con tutte le sue ristrettezze e le sue numerose fisicita' impone, ad ogni occasione, le sue regole dure di vita-vera-reale:il mondo fisico va letteralmente pregato perche' accetti di 'convergere' verso il digitale, verso la rete, verso il virtuale). Giacomo Verde e' un mito moderno al lavoro che prende sulle sue spalle questa enorme fatica del mondo a complicarsi con il virtuale - con la voglia del mondo reale di ritornare sogno - e la incarna quando inscena 'semplicemente' - SEMPLICEMENTE (!) (semplicemente per i cinici e viziati spettatori della tv generalista!) il suo dialogo gestuale con la webcam, strumento delizioso e poco raffinato, dialogo che le offre - e le trae - e ci offre.(claudia)

 

Laboratorio teatrale nel web

Giacomo Verde presenta il suo Web Cam Theatre, uno spettacolo realizzato in diretta su Internet. Agli spettatori in sala si aggiungono quelli collegati in rete, che hanno la possibilità di chattare con l'autore-attore e di visualizzare lo spettacolo (ma solo dopo aver scaricato un programma che costa 70.000 lire).
La performance è divisa in 10 parti introdotte da titoli scritti su fogli volanti che vengono fatti passare davanti alla web cam (salta alla mente un famoso video di Bob Dylan).
La realtà viene modificata dalla bassa risoluzione della cam, così una semplice palla colorata ricorda un mondo ripreso dallo spazio, la luce di una lampadina fa pensare al sole, una mano in movimento diventa una macchia fluttuante. Vengono ripresi, in diretta, il pubblico in sala con le sue reazioni davanti alla performance, un libro "sventolato", il visore utilizzato dal performer, il suo riflesso, le sue deformazioni.
Un drammaturgo crea uno schema iniziale per una performance che permette al pubblico, che si è collegato in rete, di intervenire condividendo riflessioni, spunti e commenti tramite la chat. Una sorta di laboratorio in tempo reale dove le varie figure (drammaturgo, attore, pubblico, critico...) hanno la possibilità di incontrarsi-scontrarsi-confrontarsi. (chiara e giorgio)

Tante voci, tante voci: far divenire una tecnica linguaggio!


Stavolta il nero della notte si fa sentire, mentre ci si sposta verso il Teatro del Parco: sarà che siamo arrivati un secondo dopo lo spegnimento dei fari-sipario, non lo sappiamo, ma il senso di liminarità questa sera si fa particolarmente intenso. Il buio tra il cortile di Villa Nappi e il Parco diviene muro, buco nero cosmico che inghiotte tutti e ci trasporta ancora una volta in un'altra dimensione:ma a sorpresa, questa atmosfera, fatta di corpi che danzano e di luci che li accarezzano, idealmente simile a quelle visitate nelle scorse sere, questa superficie, a sorpresa diviene ostile. L'uomo, e la donna sperimentano nuove tecniche, prendono inconsueti tessuti per farne dei costumi, attaccano pezzi di specchio sulla pelle per far brillare i loro movimenti; alzano le braccia al ritmo scabroso di melodie di altri luoghi giunte appena un' ora fa. Prendono gli ingranaggi, i pistoni delle automobili, i transistor, i micro circuiti e con essi si abbandonano al più languido dei valzer. Si spengono le candele, mentre giganteschi fari incendiano le tavole del palco. Spaventandoci. Quale diavoleria! E il fumo ceroso, che fino all'altro ieri ci faceva tossire, oggi lo rimpiangiamo: giungiamo a difenderlo, rivendicandone il calore e la particolare intima intensità, un po' come il vinile.
Ieri no, per l'ennesima volta il corpo ha cercato diverse vie, ha inseguito la scienza, la tecnica e la tecnologia; ha sfidato i commerciati elettronici e, rubate le loro vesti, le ha indossate, sicuro e signore, per danzare ancora. Ora possiamo sdoppiare letteralmente noi stessi. O il nostro movimento. O trasformare le vibrazioni delle dita in suoni e colori. E poi trasformarli ancora. Trascendendo la carne ed il sudore andare oltre. Basta per un istante con il clavicembalo: testiamo le possibilità di questo fortepiano! ..Sembrerà un sabba, e ovunque la puzza di zolfo si insinuerà nelle nostre gole, terrorizzandoci, lasciandoci immobili e con la bocca deformata in qualcosa che non è più neanche un grido, ne una smorfia. Il requiem del minuetto sembrerà un grottesco e volgare sberleffo: tronfio, sguaiato come una fanfara di maiali satolli di fango ed in calore! Le ballerine ci prendono,con i loro sguardi lontanissimi nel tempo, ci strappano i ricordi più recenti, immergendoci in qualcosa che renderebbe piacevole l'inferno stesso. Ci rapiscono ma non ci spiace, perché le loro schiene perfette, con quei muscoli, che sembrano di carne, più che di silicio, ancora ci rassicurano: per l'ennesima volta sfondano nuove porte! Dobbiamo solo superare l'inquietudine, l'inquietudine, l'inquietudine, l'inquietudine………(Mauro)

Una sonata, una nuova forma codificata appena sfornata, è un trauma irreversibile, come i fari per il teatro. Anche una fuga può essere fredda, senz'anima, senza dolore, senza corpo, disumana, bla, bla, bla…… Non demonizziamoli: piuttosto, aspettiamo un Mozart! (Mauro)



L'indagine del movimento

Performance ibrida, dove la tecnologia digitale diviene mezzo espressivo al pari del corpo umano.
Il risultato è quello di una realtà scenica nuova, espansa, in cui la danzatrice interagisce con la proiezione di sé, ottenuta mediante sensori applicati al suo corpo. Ogni gesto lascia sullo sfondo una traccia ripercorribile anche in senso contrario: l'indagine del movimento, condotta con la precisione del calcolatore, offre la possibilità di scomporre e riarticolare il corpo umano in un'operazione, per certi aspetti, molto vicina alla Pop Art.

Sullo sfondo sono proiettate le parole della realtà quotidiana: essere, libertà, pensiero.
Esse rimandano ad una precisa esperienza vitale, ma, rappresentate attraverso i relativi morfemi, vengono elevate a forme assolute. Nella scena digitale nasce uno spazio nuovo in cui coesistono, conservando le proprie prerogative, dimensione reale e virtuale.

L'impressione, se ha ancora un senso utilizzare questa parola, è quella di un rito iniziatico in cui sono ripercorse le tappe evolutive della conoscenza umana della realtà.
Scoperta del proprio corpo e della propria dimensione materica, seguita dalla percezione visiva e uditiva di singoli grafemi e fonemi che si complicano progressivamente a formare le "parole della vita".
Il volto delle danzatrici è contratto in una espressione reiterata: l'urlo primitivo, sconvolto e violento, quello di Munch, forse. Ma qui i colori non gridano, assopiti in un silenzioso monocromo. (cristina)


 

Link e note sul festival

http://www.rai.it/RAInet/smartweb/cda/articolo/sw_articolo/1,2791,154,00.html

http://arte.tiscali.it/artcafe/polverigi_festival.html