S'apre ADE.. Tutti all'inferno.
E fa anche caldo. Ce lo siamo cercato, penserai. Abbiamo messo anche
l'aria condizionata ma non basta, siamo in tanti (almeno per questa
sala).
La mattina si snoda sotto il segno dell'educazione
al futuro e si parte con "Scorze"la
performance multimediale di Lucio e Adriana sorta da un bel lavoro di
animazione teatrale con i bambini di Polverigi tra gli alberi del parco
di Villa Nappi e insieme il "teatro dei suoni" di Soundcage
utilizzato per campionare i rumori e le voci dei bambini in azione.
La mattinata si chiude con la presentazione di "Clic" del
TPO che va in scena questa sera, buon
esempio di quel digital storytelling che apre un nuovo fronte sul rapporto
narrazione-visione.
Il pomeriggio è ancora più caldo, più denso, più
avvitato intorno a più poli di riflessione che si evocano nelle
tracce della scatola nera.
In ouput i nostri comunicati
e in input un bel po' di pezzi sui giornali e i link sul portale della
RAI e su Tiscaliart.
Linea di confine
Ore 11:00 "discesa agli inferi",
si apre lo straordinario dibattito che si protrarrà sino all'
ora di cena coordinato dal padrone di casa Carlo Infante con Carlo Massarini.
Gli ospiti sono tanti; Giuliano Palmieri, Davide Venturini, Giacomo
Verde, Andrea Balzola, Anna Maria Monteverdi, Pericle Salvini, Antonio
Caronia, Tatiana Bazzichelli, Lorenzo Taiuti, Andrea Brogi, Claudio
Prati, Michele Sambin, Luigi Musati.
Ognuno apre la sua finestra che immancabilmente rimane spalancata. I
temi che si toccano sono tanti da far girare la testa; forse l' inferno
e' qui.
La stanza con un bellissimo soffitto di travi ospita un set televisivo
- telematico, l'atmosfera e' bollente, per il caldo soffocante, ma anche
per la pregnanza dei temi trattati. Siamo su una linea di confine, e'
il passaggio obbligato dalla fisicità del reale alla smaterializzazione
del virtuale.
Gli ospiti si passano il microfono "underground - overground, tecnologia
come estensione del corpo ch'e' estensione della mente, magia dell'arte
come trasformazione di una tecnica in linguaggio, ibridazione dove tutti
i media convergono, concezione d'arte come pratica di vita".
Assistere a questo evento e' eccitante; e' una ricognizione sulla contemporaneità
cangiante e mutevole, su un modo di essere, quello del nostro tempo,
quello della "vertigine dell' iperbole e la bellezza del vuoto"
.
Le ore trascorrono velocissime in questa concitazione e fermento, ma
non e' finita, domani si rincomincia. (paola)
I piccoli conducono, i grandi si dibattono
Inizia la discesa negli inferi con Carlo
Infante, Carlo Massarini e Velia Papa. Ma non sembra certo di stare
all'inferno qui a Villa Nappi, Polverigi. Ci facciamo guidare dai bambini
letteralmente, perchè ci portano a spasso per il parco della
Villa, per farci capire come sono arrivati a "Scorze" di Adriana
Zamboni e Lucio Diana, che abbiamo visto ieri sera al Teatro del Parco.
Stamattina sono i bambini che ci portano nella sala dove dibattono (
o si dibattono?) i "grandi". E sono di nuovo i bambini i protagonisti
con Il teatro dei suoni di Soundcage
Garamond. Orchestrano loro la colonna sonora del Parco e della nostra
discesa agli inferi? Chi se lo immaginava che all'inferno si suonava
cosi?
Concetti chiave:
tema dell'educazione: utilizzo ludico di strumenti digitali (Teatro
dei suoni di Garamond dotato di sensori per la ricezione e la rielaborazione
del suono)
Potenzialità degli strumenti digitali per la rieducazione riabilitativa,
soprattutto in ralazione all'autismo.(popi-monica)
La multiscrittura di Giacomo-Atlante
La performance di Giacomo Verde-Atlante-al-lavoro
e' scrittura a tanti livelli. Lo spettacolo sta nella sintesi di queste
'scritture' . Scrittura di interfacce, scrittura del web, scrittura
registica, scrittura di sceneggiatura, scrittura del mondo delle connessioni
(che e' una sorta di scrittura-preghiera dal momento che il mondo reale
con tutte le sue ristrettezze e le sue numerose fisicita' impone, ad
ogni occasione, le sue regole dure di vita-vera-reale:il mondo fisico
va letteralmente pregato perche' accetti di 'convergere' verso il digitale,
verso la rete, verso il virtuale). Giacomo Verde e' un mito moderno
al lavoro che prende sulle sue spalle questa enorme fatica del mondo
a complicarsi con il virtuale - con la voglia del mondo reale di ritornare
sogno - e la incarna quando inscena 'semplicemente' - SEMPLICEMENTE
(!) (semplicemente per i cinici e viziati spettatori della tv generalista!)
il suo dialogo gestuale con la webcam, strumento delizioso e poco raffinato,
dialogo che le offre - e le trae - e ci offre.(claudia)
Laboratorio teatrale nel web
Giacomo Verde presenta il suo
Web Cam Theatre, uno spettacolo realizzato in diretta su Internet.
Agli spettatori in sala si aggiungono quelli collegati in rete, che
hanno la possibilità di chattare con l'autore-attore e di visualizzare
lo spettacolo (ma solo dopo aver scaricato un programma che costa
70.000 lire).
La performance è divisa in 10 parti introdotte da titoli scritti
su fogli volanti che vengono fatti passare davanti alla web cam (salta
alla mente un famoso video di Bob Dylan).
La realtà viene modificata dalla bassa risoluzione della cam,
così una semplice palla colorata ricorda un mondo ripreso dallo
spazio, la luce di una lampadina fa pensare al sole, una mano in movimento
diventa una macchia fluttuante. Vengono ripresi, in diretta, il pubblico
in sala con le sue reazioni davanti alla performance, un libro "sventolato",
il visore utilizzato dal performer, il suo riflesso, le sue deformazioni.
Un drammaturgo crea uno schema iniziale per una performance che permette
al pubblico, che si è collegato in rete, di intervenire condividendo
riflessioni, spunti e commenti tramite la chat. Una sorta di laboratorio
in tempo reale dove le varie figure (drammaturgo, attore, pubblico,
critico...) hanno la possibilità di incontrarsi-scontrarsi-confrontarsi.
(chiara e giorgio)
Tante voci, tante voci: far divenire
una tecnica linguaggio!
Stavolta il nero della notte si fa sentire, mentre ci si sposta verso
il Teatro del Parco: sarà che siamo arrivati un secondo dopo
lo spegnimento dei fari-sipario, non lo sappiamo, ma il senso di liminarità
questa sera si fa particolarmente intenso. Il buio tra il cortile
di Villa Nappi e il Parco diviene muro, buco nero cosmico che inghiotte
tutti e ci trasporta ancora una volta in un'altra dimensione:ma a
sorpresa, questa atmosfera, fatta di corpi che danzano e di luci che
li accarezzano, idealmente simile a quelle visitate nelle scorse sere,
questa superficie, a sorpresa diviene ostile. L'uomo, e la donna sperimentano
nuove tecniche, prendono inconsueti tessuti per farne dei costumi,
attaccano pezzi di specchio sulla pelle per far brillare i loro movimenti;
alzano le braccia al ritmo scabroso di melodie di altri luoghi giunte
appena un' ora fa. Prendono gli ingranaggi, i pistoni delle automobili,
i transistor, i micro circuiti e con essi si abbandonano al più
languido dei valzer. Si spengono le candele, mentre giganteschi fari
incendiano le tavole del palco. Spaventandoci. Quale diavoleria! E
il fumo ceroso, che fino all'altro ieri ci faceva tossire, oggi lo
rimpiangiamo: giungiamo a difenderlo, rivendicandone il calore e la
particolare intima intensità, un po' come il vinile.
Ieri no, per l'ennesima volta il corpo ha cercato diverse vie, ha
inseguito la scienza, la tecnica e la tecnologia; ha sfidato i commerciati
elettronici e, rubate le loro vesti, le ha indossate, sicuro e signore,
per danzare ancora. Ora possiamo sdoppiare letteralmente noi stessi.
O il nostro movimento. O trasformare le vibrazioni delle dita in suoni
e colori. E poi trasformarli ancora. Trascendendo la carne ed il sudore
andare oltre. Basta per un istante con il clavicembalo: testiamo le
possibilità di questo fortepiano! ..Sembrerà un sabba,
e ovunque la puzza di zolfo si insinuerà nelle nostre gole,
terrorizzandoci, lasciandoci immobili e con la bocca deformata in
qualcosa che non è più neanche un grido, ne una smorfia.
Il requiem del minuetto sembrerà un grottesco e volgare sberleffo:
tronfio, sguaiato come una fanfara di maiali satolli di fango ed in
calore! Le ballerine ci prendono,con i loro sguardi lontanissimi nel
tempo, ci strappano i ricordi più recenti, immergendoci in
qualcosa che renderebbe piacevole l'inferno stesso. Ci rapiscono ma
non ci spiace, perché le loro schiene perfette, con quei muscoli,
che sembrano di carne, più che di silicio, ancora ci rassicurano:
per l'ennesima volta sfondano nuove porte! Dobbiamo solo superare
l'inquietudine, l'inquietudine, l'inquietudine, l'inquietudine (Mauro)
Una sonata, una nuova forma codificata
appena sfornata, è un trauma irreversibile, come i fari per
il teatro. Anche una fuga può essere fredda, senz'anima, senza
dolore, senza corpo, disumana, bla, bla, bla Non demonizziamoli:
piuttosto, aspettiamo un Mozart! (Mauro)
L'indagine del movimento
Performance ibrida, dove la tecnologia
digitale diviene mezzo espressivo al pari del corpo umano.
Il risultato è quello di una realtà scenica nuova, espansa,
in cui la danzatrice interagisce con la proiezione di sé, ottenuta
mediante sensori applicati al suo corpo. Ogni gesto lascia sullo sfondo
una traccia ripercorribile anche in senso contrario: l'indagine del
movimento, condotta con la precisione del calcolatore, offre la possibilità
di scomporre e riarticolare il corpo umano in un'operazione, per certi
aspetti, molto vicina alla Pop Art.
Sullo sfondo sono proiettate le parole
della realtà quotidiana: essere, libertà, pensiero.
Esse rimandano ad una precisa esperienza vitale, ma, rappresentate
attraverso i relativi morfemi, vengono elevate a forme assolute. Nella
scena digitale nasce uno spazio nuovo in cui coesistono, conservando
le proprie prerogative, dimensione reale e virtuale.
L'impressione, se ha ancora un senso utilizzare
questa parola, è quella di un rito iniziatico in cui sono ripercorse
le tappe evolutive della conoscenza umana della realtà.
Scoperta del proprio corpo e della propria dimensione materica, seguita
dalla percezione visiva e uditiva di singoli grafemi e fonemi che
si complicano progressivamente a formare le "parole della vita".
Il volto delle danzatrici è contratto in una espressione reiterata:
l'urlo primitivo, sconvolto e violento, quello di Munch, forse. Ma
qui i colori non gridano, assopiti in un silenzioso monocromo. (cristina)