sabato
luglio
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Prima
della prima,
Cosmopoliti e irriducibili Villa Nappi si popola d'artisti e spettatori, gli sguardi s'incrociano, ci si ritrova nella ricerca di teatro. Sul palcoscenico del Parco i ragazzi cecoslovacchi, giapponesi e francesi del Kubilai Khan Investigations giocano la loro performance hip-hop mentre nel torrido teatro Italia, l'irriducibile Alfonso Santagata porta in scena un "Isaia l'irriducibile" con Blaine Reininger, il grande violinista-muezzin, già fondatore dei mitici Tuxedomoon. Raccogliamo
i primi sguardi: la dance of silence che apre
il festival; le mille trame della squadra di danza
urbana; tre giapponesi e un ceco; lo spazio
tra l'occhio e la mente; la donna che balla e
la bambola.
Non ricordo
dove e quando ma qualcuno mi parlò, tanto tempo fa, dell'"uomo di stomaco"
e me ne convinsi. Isaia
il profeta, pronuncia parole dal sapore lontano. Città perdute maledizioni
mitologie e religioni si rincorrono seguendo o anticipando melodie intrecciate
da un violino incantato: Javeh, Gerusalemme, Babilonia, Rah, Sodoma
e Gomorra, Sion. A volte ieratico, più spesso disperato, sfinito,
angosciato il prescelto ripete meccanica la rivelazione: "Dio è con
noi". E quando termina il viaggio, un dubbio ci assale: se l'uomo è
il megafono, che non sia la musica la vera voce di Dio? Con voce bella, potente, forte e inflessione meridionale Isaia sfigurato narra le visioni-previsioni, riempie il teatro senza sedie, preannuncia catastrofi e maledizioni, si fa ascoltare, si fa sentire. Un violinista amplificato è rimasto chiuso in un angolo di cantiere, ne esce con canti disumani. (laura) Santagata versus Santagata Insostenibile quella ferocia di Dio sul profeta Isaia, ferito, martirizzato, piagato, ma irriducibilmente guerriero. La Sua luce lo sovrasta, lo carica di una voglia di purezza malata e razzista, vendicativa e barbara, cieca e apocalittica, fino alla vittoria finale sul peccato, quando il rumore dell'acqua mossa dalle mani che lavano il viso di Santagata-attore non ti liberano finalmente dall'aggressione aggravata dalla voce "invasata" di Reinenger e dal suono del suo violino acustico che tende la violenza della parola come la corda di un arco nell'attimo prima in cui scocca la freccia. (maria) Un attore-profeta che commuove E dentro trovo una sorpresa: Isaia l'irriducibile. Non capisco bene questo dio che da la sua legge come l'elenco della spesa o come si legge l'inventario di un magazzino. Ma Isaia mi prende. 'Non gioire Filistea' e' davvero grande. Quante volte mi sono chiesta, come potessero dirle certe cose i profeti, quelli di allora e quelli di oggi. E quel lavarsi il viso, parlando, ripensando, cercardo, amando, citando, piangendo la sua Sion. 'E per amore di Sion non trovo pace.' E' un dio che commuove, un attore che commuove. Ce ne fossero oggi di profeti come Santagata. Ce ne fossero di attori che per amore del loro mestiere... (tara) L'oscuro "oltre" L'epopea
sacrale di Santagata si muove in una scenografia essenziale ma
efficacemente funzionale ad essere decorata dai suoni
deliranti di Blaine L.Reninger per spingersi attraverso le evocazioni
terrifiche della Bibbia in una ricerca verso l'oscuro "oltre"
della situazione umana. Un cane
che abbaia, un telefonino che viene disattivato, un uccello notturno
che ripete il suo verso, spettatori distratti sorpresi da corpi che
danzano seguendo ritmi inafferrati: inizia in silenzio
il festival del terzo millennio. E poi una chitarra, un violino
che appare senza controllo, un rap di voci orientali, un marranzano,
un canto dell'europa dell'est, un vecchio successo italiano cantato
gridato, forse un poco stonato.
Un bandolo in mano a ciascuno dei componenti di Kubilai. Mille trame che tessono tessuti colorati che servono per contenere, avvolgere, soffocare, trasportare relazioni o donne piccole e frementi. Ragazzi di strada che si arrabattano e si arrabbiano, in strade rigogliose di lotte e fermento, cibi e facce di tutto il mondo. Sembra che sia un po' danza e un po' realtà, dove puoi trovarti oppure no. C'è spazio per momenti poetici, un gioco demente, un po' di tranquillità, una riflessione e una storiella raccontata. (laura) Aria di
festa, grandi aspettative, cielo stellato e larghi anticipi sull'inizio
del primo spettacolo da parte di un pubblico che pare volersi godere
il prezioso momento Lo spazio tra l'occhio e la mente Ho incontrato
un fotografo marchigiano, assai noto per
i suoi lavori sul paesaggio regionale e non solo. Si chiama Giorgio
Marinelli. Arriva con largo anticipo La donna che balla e la bambola Piacevole il Kubilai Khan Invastigation. Donne bravissime, una davvero strepitosa. I danzatori, invece rimangono in seconda fila, con il loro 'intento' artistico. Il chitarrista, invece, resta negli occhi, cosi' come la violinista. E quella stoffa colorata: tenda, sipario, casa, letto, amaca,...amica. Gia' vista si, ma ben riuscita. La strada. La donna che balla e la bambola. Colore, forza, suono. E quelle luci appese che mi riportano proprio a ...Josef Nadj. Cosi mi consolo ogni tanto, quando il rincorrersi dei ragazzi risveglia in me il ricordo degli esercizi nello studio di Josef Fontano. Beh! Per citare la "curiosita' vivacissima che caratterizza l'odierna scena della creativita' giovanile cosmopolita" ....Io mi annoiavo gia' da allora, ma Josef (Fontano) lo ricordo ancora con affetto. (tara) Emozioni e perplessità Una delicata e non rifinita messa in scena di laboratorio che nonostante una scarsa unita' di rappresentazione regala emozioni e qualche perplessita'... Differentemente dai comuni risultati da laboratorio, il lavoro coordinato da Frank Micheletti, riesce a trovare un suo interessante spirito unitario. Giocando su d'una partitura di suoni affascinanti, alla Greenaway, gli ottimi danzatori e quant'altro, si muovono secondo propri canali espressivi fin troppo professionisticamente !!! (amore e psiche) Gli stereotipi edulcorati Pensavo che la stagione dei Philobolus ed epigoni fosse finita. E comunque di non trovarla a Polverigi. Banalizzazione della 'frenesia della vita moderna' (come diceva il buon Calindri) utilizzando per di più l'hip-hop, espressione sincera della vita metropolitana. Lo stato presente delle cose non deve sempre essere criticato seriosamente; ma gli stereotipi edulcorati non divertono. (giorgio)
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