23
anni di Inteatro
Un festival
che ha 23 anni e non cresce, direi, buon
segno. Perché dovrebbe diventare Obeso? Invece egli segue una dieta.
La cultura non può ingrassare. Lei può entrare dove altri non possono,
nei pertugi dei sentimenti, il grasso animale
è untuoso scivola su se stesso. Qui in mezzo agli alberi seco-lari ho
visto cose di sentimento, unico luogo popolare
in cui si incrociano gli strati di terra marchigiana con le arie del
Sud ed il tempo stretto del Settentrione. Ho visto danzare la musica,
ho visto mio figlio suonare una chitarra immaginata
mentre dei giovani pugliesi parlavano il grecale classico dell'Adriatico.
Si può resistere a tutto, ma non alla FATICA meticolosa
di quel posto fantasticato dagli Zur, uno sforzo, nella ricerca disperata
di particolari cosette tanto inutili, come le arti, quanto indispensabili
come il lusso della povertà. Giusto il Freddo
e la Pioggia. Le condizioni non sono mai ideali,
è per questo che le idee sono sempre condizioni. Grazie per la scatola,
adesso vado a mangiare con Alessandro. (carlo c.)
Un
bel sogno
Tengo in
mano la videocamera come se fosse un piatto o una
spada con cui danzare e offrire i miei occhi allo sguardo e alle
parole,
ai
voli in costume che riprendo. Così guardo negli occhi e creo spazi dove
sedersi a parlare con i cileni de La Troppa
del loro spettacolo di "emozioni", con l'affascinante Federico
Léon dell'uso dell'"incontrollabile" sulla sua scena. Entrambi mi
parlano di seri "attentati al teatro".
Ho conosciuto quattordici compagnie con
i loro tecnici e fonici, ho chiesto loro di parlare del proprio lavoro
nella loro lingua. Da relèfinder ho fatto sì
che l'interruttore scovato con la voglia di comunicare scattasse per
creare un flusso di idee in prima persona
e di pensieri detti con le più semplici frasi. Ricordando i volanti
Kubilai Khan, i primi del festival, partecipo
a prove e montaggi, una posizione privilegiata la mia, filmo.
Questa esperienza è ricca, è ricca anche la scenografia senza spettacolo
di ieri sera al Teatro della Luna: la meravigliosa compagnia di Laszlo
Hudi, The Moving House, allestiva
un lungo tavolo da conferenza con microfoni
e sullo sfondo una torre centrale di monitor. Ed era già un
bel sogno. Laszlo sorridente. Oggi, penultimo giorno di questa
long-run festivaliera a Polverigi. Di attori
multicolori e movimenti e musiche è fatta la mia migliore mente. Di
luci calde che al freddo illuminano il legno, di sapore di viaggio in
camion e di delicate proiezioni notturne di acqua e di pesci, di cinguettii,
lumini e dolci visioni di Zur. (marta)

The Tragedy
of Man, di Moving House