giovedi
luglio
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Corpiacorpo e trompe l'oeil
Le settecentesche Stanze delle meraviglie,
i baracconi dei castelli stregati, che visitavamo
a Carnevale da piccoli, ma animati da una leggerezza, tutta francese,
alla Peynet. Un itinerario nei sogni e nelle
fantasie dell'infanzia, nei luoghi del sorriso, dello stupore, denso
e straripante di immagini, di suoni, nel quale ci traghetta una coppia
di Stralunati Caronti. Ma anche uno spettacolo evento happening
performance a tutto tondo, da godere con i cinque
sensi, lasciandosi guidare e distrarre dal flusso continuo delle
invenzioni, ove si intrecciano, ammiccando, poesia, creatività ed ironia.
E alle fine, come bambini dopo un giro in giostra che è sembrato troppo
breve, la voglia di ricominciare. (claudio)
Nudi
col cucchiaino in bocca Ci sono
illuminazioni che a sorpresa tornano ad accendere l'intelletto.
Assistendo a "The Cherry Orchard" dei Moving
House, mi è tornata limpidamente la relazione che lega certo teatro
a certa pittura. Così come per Nekrosius (e
non lo cito a caso) l'immagine essenziale è un simbolo sovraccarico
di significati, anche i Moving House di
Budapest concentrano il senso con pochissime ed elementari presenze.
Quel the, senza samovar né tazze, versato
direttamente nelle numerose bocche della famiglia
denudata e caduta in disgrazia o le due sorellastre divenute
gemelle siamesi all'interno di una comune
gonna-destino, sono solo due delle tante soluzioni ideali trovate per
questo Giardino cecoviano e poco cecoviano
al tempo stesso. Sono solo due delle tante soluzioni di un'idea di teatro
che mi convince. (maria) L'eco
dell'est
Il contrario dell'immaginabile
La scure sui ciliegi
C'era la
storia, davanti, sugli schermi, di una fine,
collettiva: raccontata con interventi singoli, confessioni postume sul
momento del trapasso, lucide. Ma la presa di coscienza a freddo (davanti)
e la fissità di fotografie che incipriano il passato (sfondo) c'era
la scena , c'è il teatro, il solo a rendere palpabile, VERA, la tragedia,
"in fieri": una tragedia che prende corpo in un groviglio
di gesti assurdi, di farneticazioni improbabili.
E' il sadico gusto del grottesco che ci
guidava ad accostarci ai personaggi, che però ci sfuggivano nella loro
essenza: perché ci parlavano, ma poi si nascondevano, incespicavano
nelle vesti, pasticciavano con armadi, o valigie, e si vergognavano,
a volte, della loro nudità. Certo, ci sfuggivano, perché erano proprio
loro a sfuggi re a loro stessi, ai perché delle loro sventure, ai valori
dell'esistenza: sorvolavano tutto con una ingenuità, con una
inetta pigrizia e indolenza che ineluttabilmente li ha fatti
cozzare con le difficoltà della vita: e la sorte avversa li ha trovati
completamente disarmati e inebetiti Viavai di sensazioni Reinterpretazione con linguaggio espressionista e ironico dall'opera di Cechov. Ti cattura da subito con le immagini video. Si mescolano la freddezza del video con il calore e la vicinanza del teatro, mettendolo ancora di più in primo piano, esaltandone le qualità. Sguardi persi, smarriti degli attori, il cigolare delle altalene che dondolano, corpi nudi tra luce ed ombra che sembrano fondersi gli uni con gli altri, in un unico corpo, un'unica visione, l'incessante rumore delle proiezioni da dove ogni personaggio racconta la sua storia, il movimento convulso e disarmonico, fuori ritmo, tutto un viavai di sensazioni dall'inizio alla fine. (laura v.)
Freddi e glam
Cyberpunk postmoderno ?
Corre corre… Non è il titolo della canzone di "La
Crus" (Dentro me) ma la danza di Michele
Pogliani. Mi siedo… un dub melodico
invade la scena, i ballerini iniziano ad articolarsi tra i fari multicolore…
Fuga
nella contingenza Il caleidoscopio
mi incanta perché mi spinge a girare vorticosamente nelle stanze
infinite del mio cervello. Il Tangram
cinese di Pogliani con la sua geometrica
perfezione coreografica mi produce un effetto simile. Ma, così
come mi stanca giocare troppo a lungo con il caleidoscopio, lo spettacolo
del danzatore italiano mi obbliga a rifugiarmi nei pensieri più contingenti.
E il freddo pungente di un'estate pentita
o burlona mi spinge al bar per un caldo caffè d'orzo, ancor
prima che il tangram sia concluso. (maria) Le soluzioni infinite Come il gioco cinese nel quale pezzi differenti
si uniscono gli uni con gli altri creando figure sempre diverse, gli
attori si incastrano e disincastrano guidati dalla
musica…. il giocatore. Linguaggio minimalista di luce e musica.
I danzatori vestiti con lo stesso costume, dai colori contrastanti il
davanti col dietro, col movimento e i giochi di luce vanno creando composizioni
e combinazioni sempre diverse. Come pezzi di un gioco
dalle soluzioni infinite. (laura v.) Mi sorprende sempre Elena Bucci, non solo
come autrice-interprete ma anche come persona inquieta
che cerca di definirsi nella consapevolezza di sfuggire a una parte
di sé. Riesce sempre a smuovermi qualcosa di intimo, a meravigliarmi
con le sue derive esistenziali, a soffocarmi
quando mostra la parte scura del pensiero senza nominarla. Il suo corpo,
il suo viso, i suoi occhi conoscono le tecniche
più astute del teatro e le tradiscono continuamente con aria
di sfida. Non per nulla la sua Duse
non ha niente a che vedere con tutte quelle di cui ho letto. (maria)
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