martedi luglio

Incidere il senso

Arriva Koreja con il Sud Sound System, finalmente. Sarebbero stati perfetti per l'apertura di un festival che cerca di situarsi sul confine tra gli specifici linguaggi, sfuggendo ai canoni. Il rapporto tra teatro e musica è sicuramente una delle zone liminari da percorrere. Anche perché è su questi piani che è possibile intercettare quell'attenzione giovanile che può rigenerare una formula festival nel suo prossimo futuro. Si apre il dibattito, emergono perplessità ma si afferma un entusiasmo per un'operazione più importante che bella. E' quello che conta. Incidere il senso. Alcune coreografie di Battista e di Protein Dance chiudono la giornata.


Sud Sound System

Tra educazione, teatro e ipermedia

Un appuntamento-evento "dentro" la Scatola Nera, la prima presentazione del volume "Imparare giocando. Interattività fra teatro e ipermedia" di Carlo Infante, uscito per i tipi di Bollati Boringhieri. E' il tardo pomeriggio dell'11 luglio: i Sud Sound System e Koreja stanno provando, le basi vanno a tutto volume, il sound salentino entra di prepotenza nella sala affollata di Villa Nappi. Decideranno che è meglio chiudere la porta, ma i bassi non si escludono così facilmente. E' una chiacchierata informale e riuscita intorno ai rapporti esistenti o possibili tra gioco e ipermedia, educazione e sensorialità legata alla multimedialità interattiva, teatro e arti elettroniche. Picwick, la rivista telematica che tiene d'occhio l'editoria italiana, (www.pickwick.it, alla voce archivi cercare tra le presentazioni e/o tra gli eventi) archivia la scheda di presentazione del libro e segnala l'incontro al festival Inteatro, sottolineando la presenza dell'azienda Malacari di Offagna che produce il vino Rosso Conero d.o.c., degustato prima dei saluti. Tra presenze ed invitati, oltre ad amici e conoscenti, qualche esponente del pubblico più assiduo e attento di Polverigi, Giuseppe Longo e il critico teatrale Claudio Facchinelli. Qualcuno resta per congratularsi, per le felicitazioni, qualcuno solo per mangiare la torta di formaggio che accompagna il Rosso Conero.

Ciao Belli Fratelli

Una delle cose che ho capito a forza di andare a teatro in tutti questi anni (gran parte dei quali spesi transitando per Polverigi in questi ultimi vent'anni) è che è importante portarsi a casa qualcosa. Portarsela dentro, che ti ronza nella testa. Un'informazione, un'emozione, una visione. Koreja mi ha riempito le tasche di segni caldi, parole-slang, modi di salutare… Ciao Bello Fratello è un gran bel saluto barbaro, neanche tanto malavitoso, baldanzoso certo, ma sensuale e amichevole come la gente vicina più all'equatore. Il Salento, e tutte le Puglie, sono un sud non a caso. L'idioletto "griko" dà alla vocalità del controcanto del Sud Sound System un suono che si fa segno, si fa valore di qualcosa che è più che musica. E' il coro di una tragicomica coatta che ricorda "Tano da morire", il film di Roberta Torre sulla mafia palermitana della Vuccirìa. Domenico Carunchio e il suo amico, "bellofratello", Charles Bronson, vivono la parabola del giovane proletario che si fa coatto, poi malavitoso e infine colluso con la politica degli appalti e dei contrabbandi balcanici. Una bella lezione. Uno spettacolo forse più importante che bello. Che cos'è questa storia di cercare il bello a teatro ? (carlo)


Sud Sound System

E' l'ignoranza che crea la violenza

Domenico Carunchio è vestito trendy trendy come Donnie Brasco e parla tanto, troppo. E' tutto un po' noioso e lento, ma la storia è una bella storia. Non importa quante pecche, le indecisioni dell'attore, i buchi, qualcuno dice che la scenografia fa schifo. Non importa. Sono inkazzati neri, sostegno al cento per cento. E i Sud Sound System ? Comprate i loro dischi e andate ai loro concerti. (luc)


Acido Fenico, di Koreja

La società contro la società

Domenico Carunchio racconta come da piccolo il suo essere povero fosse fonte di denigrazione da parte dei compagni di classe, quella denigrazione che tanto ti terrorizza quando a sette anni hai paura che si sappia in giro che i tuoi sono divorziati. Racconta come la sua povertà di bambino ignorante lo abbia portato alla ribellione verso il compagno di classe che lo accusava di puzzare di Acido fenico, verso la società. A trovare un modo per trasformare la sua debolezza in forza, a trovarla, la società. Quella camorrista. I bambini cattivi esistono, afferma convinto. Vedi Charles Bronson, il maestro acquisito del nostro "eroe". E' l'ignoranza che genera la violenza, ribattono i bassi oppressivi dei Sud Sound System. La vita narrata da Carunchio è tutta sbagliata, il pubblico prova pena ma anche spavento, disgusto. No, non se la merita la vita tranquilla nella casetta in riva al mare, ammazziamolo come lui ha fatto con chissà quanti innocenti. Ogni tanto partono delle note, scandite dai tonfi possenti dei bassi: sono i SSS che intervengono a spiegare come vanno le cose in Italia, e come dovrebbero andare: questi ragazzi mi piacciono. Anche se fatico a tradurre il dialetto delle liriche, anche se non adoro il reggae, spero che abbiano successo. (the.ego)

Della metafora svelata (dai padrini)

Nel cuore del festival con la coscienza di aver perso la testa e di non poter vedere la coda...grande privilegio (dicunt). Nel cuore del festival non pulsa granché, il tempo neppure promette alcunché, sparuti gli stessi di sempre (?). La luce dalle grandi finestre si avvia la tramonto. Non ci si accorge che fuori è già buio. Si parla di futuro, spiati senza troppi segreti ci si rivede sui monitor che circondano il grande tavolo di legno: si parla di comunicare (magari anche ascoltare) si parla di giocare (no, non l'abbiamo dimenticato) si sparla, si gira intorno a un libro, venuto fuori da un oggetto nero, che non è un cilindro (no, lui l'autore non se lo metterebbe mai). E si continua a parlare con i bicchieri in mano, scaldati dal vino (certe sere di luglio può essere più freddo che a febbraio). Ma...e il festival? Cosa fa questo improbabile De Niro pugliese circondato da Almamegretta con facce diverse ? Non può essere una questione di cattiva disposizione... voglio continuare a parlare. (fiorenza)

Una coppia affiatata

E' raro vedere un'invenzione coreografica del gesto così pulita e reiterata. Non è tanto la situazione ironica di "Duel" a interessarmi quanto la capacità di Luca Silvestrini e Bettina Strickler di esercitare una creatività virtuosistica che fa la differenza con tanta danza vista in Italia. Forse a Londra, per la danza come per il teatro, si considera la tecnica un elemento fondamentale dello spettacolo. E credo che un'importanza ce l'abbia questo aspetto se la mia attenzione di spettatrice non si addormenta, se i sensi rispondono bene e mi rimane la voglia di vedere dell'altro. (maria)

Visto

Cercare un effetto su cui ordire il tessuto per uno spettacolo di danza è forse più dannoso che farlo per il teatro. Sommarne quattro o cinque, di effetti, a una gestualità e a movimenti limitati non porta piacere che a se stessi. "Assolati" di Fernando Battista mi promette qualcosa di intrigante con la prima immagine ma poi prende una piega dentro cui sono caduta altre volte, in altri luoghi o momenti. (maria)